Bordeaux: tra dinamiche urbane ormai consolidate e nuove professioni emergenti

Grazie al progetto Erasmus plus “Moving towards inclusion” realizzato dall’associazione Lisca Bianca, tra giugno e luglio ho avuto modo di conoscere la città di Bordeaux, in particolare per quanto riguarda i progetti legati ai temi dell’inclusione sociale, rigenerazione urbana e partecipazione cittadina.

Cominciamo con un po’ di contesto…

Bordeux è una città che negli ultimi venti anni, a seguito di un lungo periodo di inerzia, ha deciso di avviare imponenti trasformazioni. La posizione strategica sull’atlantico insieme al centro storico di notevole pregio (dal 2007 è stato dichiarato Patrimonio Unesco) ne fanno una città con tutte le carte in regole per entrare nell’alveo della competizione tra le città.

A tal fine le politiche urbane intraprese hanno cercato da un lato di rinnovare il centro città risistemando i principali spazi pubblici e migliorarne i servizi attraverso una rete capillare di trasporto efficiente e innovativo (il tram si muove in città senza fili ed è alimentato dalle rotaie), dall’altro di creare un nuovo asse di sviluppo della città lungo il fiume Garonna per mitigare il dislivello economico e sociale tra la riva sinistra e quella destra.

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Attualmente la popolazione è di 760.000 abitanti ma l’obiettivo della città è di raggiungere la cifra di 975.000 entro il 2030. Anche in funzione di ciò è in previsione la costruzione di 60.000 nuovi alloggi divisi tra dentro e fuori il perimetro urbano.

Le esperienze che abbiamo incontrato e conosciuto nel corso del nostro soggiorno hanno confermato questo fermento, le realtà che si occupano di partecipazione sono diverse e secondo modalità molto variegate. Partendo dalle esperienze nate dal basso spostandoci verso quelle più istituzionalizzate abbiamo incontrato:

  • Yacafaucon, associazione di vicini nel quartiere Saint-Jean/Sacré Coeur, che ha aperto un bar che organizza attività culturali (e non solo) molto accessibili economicamente e aperte a tutti i residenti. Il funzionamento dell’associazione è garantito dal lavoro volontario dei benevole (così si chiamano in Francia) e dalla presenza di due risorse umane impiegate a tempo pieno;
  • Rue Jardin Kléber, progetto promosso dal comune di Bordeaux e sviluppato dal giardiniere urbano Julien Beauquel all’interno del quartiere Marne Yser, caratterizzato da una cospicua comunità spagnola trasferitasi lì durante la seconda guerra mondiale, con l’obiettivo di trasformare la strada di rue Kleber in una strada giardino. L’intervento sembra essere scaturito da un processo partecipato svolto nel 2012 a seguito del quale il comune ha poi messo a bando il finanziamento per la realizzazione della via giardino. Nonostante questo Julien, che ha seguito il progetto per 3 anni ci racconta delle resistenze iniziali degli abitanti che temevano che l’intervento avesse come obiettivo implicito la gentrificazione dell’area;
  • Compagnons Batisseur, movimento associativo di educazione popolare che da più di cinquant’anni si occupa di percorsi di formazione e inserimento lavorativo, e di accompagnare gli abitanti di un quartiere con disagio abitativo all’autocostruzione e ristrutturazione delle proprie abitazioni. In particolare il progetto che abbiamo avuto modo di visitare ha sede in un quartiere situato lungo la riva destra del fiume, storicamente la parte più povera della città. Qui abbiamo incontrato Lorenzo, uno degli animatori tecnici dell’associazione, che ci ha spiegato come nel suo lavoro siano necessarie da un lato le competenze tecniche per potere insegnare alle famiglie come rifare la propria casa, dall’altro competenze di intervento sociale, necessarie ad accompagnare le persone in questi percorsi di emancipazione sociale ed economica;
  • Darwin Ecosystem, uno spazio multifunzionale nato all’interno di un grande complesso di archeologia industriale grazie al particolare rapporto di collaborazione tra la società proprietaria di uno degli immobili e il Think Tank Evolution, insieme a un gruppo di creativi che hanno deciso di trasformare quel luogo in ambiente multifunzionale improntato ai principi della transizione energetica e della sostenibilità ambientale;
  • Chahuts, il festival dell’arte della parola che si svolge nel quartiere Saint Michel. Il quartiere, situato nel centro della città e caratterizzato da un patrimonio artistico e architettonico di grande pregio, è anche storicamente uno dei più popolari e con un elevata percentuale di popolazione immigrata. A partire dal 2002 l’area è stata oggetto negli ultimi anni di un profondo restyling che ne ha mutato profondamente l’aspetto e le dinamiche di vita, nonché la tipologia di residenti. Le trasformazioni avvenute sono state oggetto di grande di dibattito in città, per via del pericolo dell’avvento di dinamiche di gentrificazione. L’organizzatrice stessa ci racconta delle resistenze incontrate nella realizzazione delle attività del festival da parte dei residenti, timorosi che si trattasse dell’ennesimo intervento generatore di uno stravolgimento delle routine di vita del quartiere. Il racconto dell’iniziativa è appassionante: laboratori teatrali, mostre, raccolte di pensieri e paure dei residenti, pranzi in piazza e rievocazioni del vecchio mercato che un tempo si svolgeva nella piazza piazza. La nostra interlocutrice ci racconta del rifiuto di accogliere il supporto della municipalità (nonostante l’associazione sia comunque alimentata da fondi pubblici). Le chiediamo perché, visti i timori degli abitanti, tali attività di partecipazione non siano state svolte prima o durante l’effettiva risistemazione della piazza, e la risposta è che se si ascoltano le paure dei cittadini si rischia di non riuscire a cambiare mai niente. A Saint Michel ci siamo passati più volte, nelle nostre passeggiate e spostamenti, e l’aspetto attuale è quello di un quartiere vetrina, delizioso nell’aspetto ma forse un po’ anonimo nonostante le chiese e i monumenti,  poco o nulla sembra avere conservato dell’originalità di un tempo;
  • Mediapilote, agenzia di comunicazione e partecipazione che si riallaccia alla lunga e consolidata tradizione partecipativa francese che comincia coi débat public degli anni ’90. Mediapilote si occupa di progettare e realizzare grandi progetti di partecipazione su tematiche principalmente collegate alle politiche urbane e alla salvaguardia dell’ambiente. Progetti talmente grandi che seguirne le tappe risulta complicato.

Insomma i giorni a Bordeaux hanno permesso di cogliere analogie e differenze con quanto si vede qua in Italia. Da un lato avere incontrato figure professionali nuove, come quelle dell’animatore tecnico o del giardiniere urbano è stato estremamente interessante. Sono profili che, adattando al mutare dei contesti e alle esigenze poste da modalità di intervento sempre diverse, reclamano la necessità di ibridare le competenze unendo a saperi e capacità tecnici e manuali, capacità relazionali forti, prese in prestito dal l’ambito dell’intervento sociale. L’innovazione emergente dall’esperienza sul campo poi trova spazio nell’ambito istituzionale visto che sia per quanto riguarda la figura dell’animatore tecnico che per quanto riguarda quella del giardiniere urbano c’è un impegno affinché queste vengano ufficialmente riconosciute come professioni. Altro aspetto importante riguarda la durata dei progetti all’interno dei quali tali figure si trovano a operare. In molti casi abbiamo incontrato interventi continuativi e full time della durata di 3-4 anni, orizzonte temporale che da la possibilità di conoscere veramente un quartiere e le sue dinamiche, di costruire con tranquillità le relazioni con gli abitanti, senza doversi preoccupare della scadenza del progetto al decorrere dei sei mesi, un anno che di solito caratterizzano i progetti italiani in questo settore. Il finanziatore inoltre non è la fondazione di turno, ma la municipalità o lo stato che ha al suo interno una linea di finanziamento specificatamente rivolta a quel determinato ambito d’intervento, aspetto che garantisce una certa continuità di intervento.

All’innovatività di figure professionali e modalità di azione ( i “chantiers d’insertions” per l’accompagnamento all’autocostruzione delle proprie abitazioni costituiscono una possibile soluzione  all’insanabile conflitto tra disagio abitativo, carenze di fondi, dinamiche di occupazione e condizioni di difficoltà economica e sociale di chi vive in periferia) non corrisponde però una maggiore riflessione e riflessività sulle attività svolte. Nei racconti dei nostri interlocutori  la dimensione sociale e storica dei quartieri fa fatica ad emergere, manca una problematizzazione del proprio operato in termini di risultati raggiunti, ostacoli, processi.

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Guardando alla città in scala macroscopica la varietà e molteplicità di esperienze partecipative realizzate o in corso perdono però di senso alla luce delle dinamiche di gentrificazione che hanno attraversato e attraversano la città e che seppure in modo latente emergono spesso nel corso dei racconti lasciando un velo opaco sulle realtà incontrate. Lo sguardo dall’alto permette però di costruire un quadro più chiaro su quanto sta avvenendo nelle grandi città europee e non solo. Si torna a casa con qualche dubbio in più rispetto al ruolo che la partecipazione dei cittadini gioca in questi contesti, se possa almeno in alcuni casi essere capace di inibire o mitigare le ineguaglianze all’interno della città, o avere unicamente una funzione consolatoria.

 

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La calda estate dei festival siciliani

Agosto si avvicina e così anche le agognate vacanze. Per chi rimane nell’isola o per chi intende raggiungerla una buona notizia: di anno in anno l’offerta di festival di cui è possibile godere andando in giro lungo la trinacria nel periodo estivo aumenta. Primi fra tutti quelli dedicati alla musica. Si va da realtà ormai consolidate come l’Ypsigrock di Castelbuono, il NIM Nuove Impressioni di Alcamo a quelli di età più recente come il Mish Mash di Milazzo, di sapore casalingo e genuino come il Sincero Festival di Palazzolo Acreide  o festival itineranti che fanno tappa in Sicilia come il Raduno Mediterraneo di Jazz Manouche che anche quest’anno si svolgerà a Petralia Sottana. Poi ci sono i festival dedicati all’arte, intesa come arte di strada nel caso del Valdemone Festival di Pollina o street art nel caso di Festiwall a Ragusa. Non mancano nemmeno le iniziative che guardano in modo particolare al territorio come il festival organizzato da Periferica a Mazara del Vallo o che promuovono iniziative e interventi artistici come strumenti di riflessione sui centri storici e sulle periferie della propria città come il Cufù Festival di Castrofilippo o Pixel Urbani di Cammarata. Diversi sono poi i festival dedicati al cinema come il festival internazionale del cinema di frontiera di Marzamemi o il Visioni Notturne Sostenibili di Gibellina incentrato sul cinema documentario o ancora il piccolo ma gustoso Animaphix di Bagheria rivolto al cinema d’animazione (non citiamo il Sicilia Queer Film Fest di Palermo e il Sicilia Ambiente Documentary Film Festival di San Vito Lo Capo solo perché già passati). Infine non vanno dimenticate le iniziative dedicate alle danze e musiche tradizionali come il Taranta Sicily fest di Scicli o il Festival delle Tradizioni Popolari di Petralia Sottana.

Con Marco e Mauro, compagni di avventura nella redazione di Street Art in Sicilia: guida ai luoghi e alle opere, abbiamo avuto la possibilità di conoscere da vicino alcune di queste realtà. Si tratta spesso di festival organizzati da gruppi di giovani, altamente qualificati che cercano di spendere al meglio le proprie competenze, spesso maturate fuori dall’isola, per valorizzare i loro territori di provenienza. Dietro l’organizzazione di un piccolo evento dunque tanta passione ma anche fatica nel dialogare con le amministrazioni cercando di portare piccole innovazioni nelle politiche locali e grande impegno volto a trovare sponsor e finanziamenti in una terra in cui la cultura dell’investimento in cultura è ancora troppo poco sviluppata.

Non sapete da dove cominciare visto l’imbarazzo delle scelta? Ebbene ecco i consigli della casa.

Se i primi di agosto vi trovate nell’agrigentino non perdetevi il Cufù Festival di Castrofilippo dall’1 al 7 agosto, che unisce in maniera accurata musica, arte e intervento urbano. Il paesino ospita

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appena 3000 anime e proprio da questo nasce il nome dell’iniziativa che riprende l’espressione siciliana “cu fù?” (chi fu?) volta a sottolineare l’intento del festival di rianimare la piccola cittadina e riattivarne i luoghi e le risorse. Il festival è alla sua quarta edizione e se negli anni precedenti ha avuto luogo nel centro storico del paese quest’anno ha deciso di spostarsi su un’area un po’ più periferica delimitata dal complesso delle case popolari di via Bonsignore. Il festival ospita ogni anno interventi di arte urbana e quest’anno è la volta del collettivo Sbagliato, progetto artistico nato nel 2011 da tre architetti e designers romani, uniti dal desiderio di generare un’interferenza nel tessuto urbano, capace di catturare l’attenzione del passante per stupirlo e stravolgere la sua percezione dello spazio.
Se invece vi trovate nella parte più occidentale dell’isola potete invece approfittarne per fare un salto al festival di rigenerazione urbana organizzato all’interno del progetto Periferica a Mazara del Vallo dal 28 luglio al 6 agosto.  Il festival si articola in una summer school e una serie di iniziative culturali che hanno lo scopo di portare avanti la riflessione sul tema della rigenerazione urbana con particolare attenzione al luogoestremamente particolare nel quale si svolge: un’area dismessa di 3000 mq, composta da una cava di tufo e un ex asilo degli anni ’80.  Obiettivo del progetto Periferica è quello di rifunzionalizzare questo spazio rendendolo motore propulsore per nuovi processi di sviluppo e rigenerazione urbana per il

Screen Shot 2017-07-26 at 01.19.05quartiere Macello, nella prima periferia nord, e per il resto della città (un piccolo gioiello ancora poco conosciuto). Le lezioni della summerschool rivolte a studenti, le talk con professionisti provenienti da background diversi e gli altri eventi culturali che animano il festival vanno tutti in questa direzione: veicolare le migliori idee e spunti sul tema della rigenerazione urbana, formare nuovi professionisti e creare nuove reti di collaborazione tra studenti, giovani professionisti, studi professionali e realtà di produzione culturale ed artistica,imprese, istituzioni. Nell’edizione di quest’anno si parlerà di “Micro villaggio per Macro visioni”, sviluppando il tema dell’insediamento attraverso le tre parole chiave OspitareNutrireEmozionare.

Sia che vi trovate nell’entroterra agrigentino che verso il mare del trapanese non lasciatevi scappare l’occasione di conoscere queste realtà, avrete la possibilità di divertirvi ma anche di incontrare professionisti competenti e desiderosi di confrontarsi con idee e punti di vista diversi. Dunque non semplice intrattenimento ma anche serio impegno nella promozione del proprio territorio.

Le donne dell’America Latina gridano: Non una di meno !

Di Elizabeth Zenteno

Spesso tra le cattedre accademiche, in un programma Tv o anche nelle conversazioni tra amici emerge la parola “patriarcato”. Se si ha avuto a che fare con le scienze sociali, si ha una minima idea del fatto che si sta parlando di un sistema di riproduzione del potere (in tutti i sensi) nelle mani degli uomini. Ma oltre rimanere con il concetto tra le nuvole della teoria, diventa difficile pensare all’espressione del patriarcato nelle nostre vite.

Ebbene, in queste ultime settimane tra il Cile e l’Argentina si sono verificati crudi esempi di questo sistema dominante.

E’ difficile identificare un fatto unico da cui sia scaturito tutto, ma sicuramente ha avuto il suo peso ció che è successo a Rosario, dove una giovane è stata stuprata e ammazzata con un palo inserito attraverso l’ano. La crudezza della situazione ha fatto arrabbiare le argentine, che scese in strada a ribellarsi.

Questa settimana in Cile fatti simili hanno fatto abbandonare la calma anche alle cilene, che si sono organizzate e sono scese insieme in strada a dire “nessuna altra ancora ammazzata dalla violenza maschilista”.

Il movimento organizzato attraverso le reti sociali con diversi slogan #niunamenos #vivasnosqueremos ha avuto numeri incredibili! Il 19 ottobre centinaia di persone in diverse cittá del continente sono andate a marciare per dire no alla violenza di genere, all’abuso e al maschilismo. L’effervescenza e la spontaneità è stata una delle cose piú belle, che ha dimostrato quanto il fatto abbia colmato la pazienza di tutti.

Il movimento ha sollevato un problema presente nelle nostre societá: il fatto che il patriarcato ci abbia fatto abituare all’abuso sessuale, a non vederlo come conseguenza della diseguaglianza di genere, a sminuire l’importanza dei fatti.

Insomma, il movimento propone ora non solo una riflessione profonda sull’impostazione maschilista delle societá latinoamericane, ma dá anche un segno sul quale in Italia si dovrebbe riflettere, per sapere quanto è diffusa un’impostazione patriarcale nella società: sospetto che sia alto allo stesso modo, soltanto piú nascosto, meno visibile e pertanto non identificato.

La procreazione del bosco. Passeggiata per cercatori di alberi

Sabato 24 settembre Sguardi Urbani vi propone un pomeriggio alla scoperta di alberi e giardini palermitani in compagnia dello scrittore Tiziano Fratus!

Si comincia alle 16.00 con “La procreazione del bosco. Passeggiata per cercatori di alberi e apprendisti dendrosofi” una passeggiata di due ore alla scoperta delle meraviglie del Giardino Inglese e di Villa Trabia guidata da Tiziano Fratus. L’appuntamento è all’ingresso principale del Giardino Inglese ( via Libertà).

Si prosegue alle 19.00 con la presentazione dell’ultimo libro di Fratus L’Italia è un Giardino. Passeggiate tra natura selvaggia e geometrie neoclassiche” presso il Bed and Book di via Collegio Del Giusino 15 (di fronte l’ingresso laterale della biblioteca regionale). Il libro attraversa l’Italia proponendo itinerari verdi originali e stupefacenti. La chiacchierata sarà moderata da Angela Solaro di Sguardi Urbani e dalla paesaggista Francesca Lotta. Sarà inoltre possibile acquistare il libro grazie all’angolo bookshop curato da Modusvivendi Libreria.
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La partecipazione alla passeggiata prevede un contibuto di 10 euro (passeggiata più aperitivo presso il Bed&Book). Visto il numero massimo di 30 partecipanti è necessario prenotare via e-mail: urbanisguardi@gmail.com
Per chi vorrà durate la presentazione sarà disponibile un aperitivo con contributo di 3 euro.

Chi è Tiziano Fratus?
Tiziano Fratus ha coniato il concetto di Homo Radix, la pratica dell’Alberografia e la disciplina della Dendrosofia. Pratica quotidianamente meditazione in natura e cura la rubrica “Il cercatore di alberi” per il quotidiano «La Stampa». Fra i suoi libri si ricordano Manuale del perfetto cercatore d’alberi (Feltrinelli, 2013), la Trilogia delle bocche monumentali (Laterza – L’Italia è un giardino, Il libro delle foreste scolpite, L’Italia è un bosco), il romanzo Ogni albero è un poeta (Mondadori, 2015), Il sussurro degli alberi (Ediciclo, 2013), le raccolte di poesia Un quaderno di radici (Feltrinelli, 2015) e Musica per le foreste (Mondadori, 2015). Per la sua scrittura ha ricevuto nel 2012 a Pistoia il Premio speciale Ceppo Natura e nel 2015 a Torino il Premio Ghianda del Festival Cinemambiente. Guida passeggiate per cercatori di alberi secolari in orti botanici, riserve e parchi. Vive in Piemonte in un villaggio ai piedi delle Alpi, laddove finisce la pianura e iniziano le montagne. In autunno esce il nuovo libro: Il sole che nessuno vede. Meditare in natura e ricostruire il mondo (Ediciclo). Sito:www.homoradix.com

Sguardi Urbani aderisce al Laboratorio Cittadino “Palermo Educativa”

La nostra associazione aderisce al  Protocollo d’Intesa col Comune di Palermo Area della Scuola e Realtà dell’Infanzia  nell’ambito del Laboratorio Cittadino “Palermo Educativa” per elaborare e promuovere percorsi innovativi, monitorare lo sviluppo del progetto e per la costruzione di un’apposita “Banca Dati” per la mappatura dell’esistente nel territorio della città, con particolare attenzione alla fattibilità dei progetti e delle iniziative attuate.Il progetto, che vuole definire questa idea di cambiamento, rappresenta l’esito di un dibattito democratico e di comunità tra la governance costituita dal Comitato scientifico ed il mondo profit e non profit, le istituzioni, i privati cittadini.

La nostra associazione coerentemente alle attività e mission proposte siede al tavolo tematico Arte, Cultura e Turismo durante il quale nel corso degli ultimi mesi durante riunioni e incontri si sono condivise priorità e stimoli per la preparazione del Festival della Città Educativa  rivolto a bambini e a adolescenti delle scuole coinvolte nel progetto.

Grazie all’adesione a questo Protocollo, Sguardi Urbani partecipa al Festival della Città Educativa e al tempo d’estate con un’attività  prevista il 4 luglio rivolta a bambini tra gli 8 e i 10 anni e che prevederà una caccia al tesoro  in centro storico sui principali monumenti e attrazioni abbinata ad un’esperienza di esplorazione urbana.

 

Per più informazioni: http://www.palermoeducativa.it/

Antichi mestieri con lo sguardo al futuro

Lo scorso sabato Sguardi Urbani ha proposto una passeggiata per il centro storico della città alla scoperta dei tanti artigiani che, in botteghe storiche o in nuovi laboratori, fanno rivivere un patrimonio di saperi e maestrie  che  da sempre rendono Palermo una fucina di idee trasformate in buone pratiche. E’ già da un anno che, tra i nostri temi e interessi, poniamo attenzione  agli antichi mestieri, ed in generale al patrimonio immateriale locale, alimentato vivacemente dalla sapienza e maestria dei lavori manuali.  Le nostre  riflessioni  su  questo argomento si muovono dal lavoro appassionato di Silvia Messina e Chiara Utro, due amiche di Sguardi, nonché guide turistiche poste a conduzione dei nostri tour in bicicletta, che cercano di costruire itinerari di conoscenza, tra cui questo,  sempre nuovi ed originali da presentare ai cittadini e ai viaggiatori curiosi e attenti. Proprio dalla condivisione di intenti e interessi nasce la nostra voglia  di promuovere il loro tour e di collaborare per arricchirlo.

Ci sembra importante condividere alcune riflessioni, scaturite dai diversi appuntamenti di questo tour  proposti ai cittadini, ed in primo luogo concentrate sulla ricchezza di narrazioni individuali e di imprese collettive che stanno dietro ogni bottega artigiana. Conoscere il saper fare ha sempre coinciso con il conoscere la biografia di chi in quel progetto ha creduto tra mille difficoltà passate ed attuali e che rendono ancora più straordinaria la resistenza degli artigiani alle logiche commerciali di larga scala. L’unicità e l’esclusività a portata di tutti rappresentano  il valore unico e aggiunto al prodotto artigiano che fa di chi lo possiede il detentore di un piccolo grande tesoro.

E’ secondo noi  sulle storie individuali e sulle volontà di perseguire queste attività malgrado le difficoltà oggettive, che diventa importante concentrarsi, individuando possibili soluzioni o azioni che diano sostegno e difesa a questi avamposti e frontiere di unicità che rendono il centro storico di Palermo un luogo un po’ speciale, con lo sguardo rivolto al passato ma al contempo proteso al futuro. Come salvaguardare tutto questo e  come trasformarlo senza minarne l’autenticità sono interrogativi che ci poniamo e su cui avremmo voglia di confrontarci con  chi, come noi, ha voglia di ragionare sui modi per aumentare il grado di attrattività di questa città  (di investimenti, interessi, strategie di sviluppo di lungo periodo).  Senza  però metterne a repentaglio l’identità autentica, piuttosto considerandola un bagaglio prezioso attorno a cui  costruire gli orientamenti  di domani,  partendo però già da oggi.

Cronache da Librino

Condivido con voi qualche riflessione frutto dell’ultima esperienza di ricerca svolta nel quartiere Librino a Catania.

Entri a Librino e ti chiedi dov’è che si trova la famigerata periferia di cui parlano giornali e ricerche universitari. Attorno vedi tanti palazzoni alti e stretti, sono le case di edilizia popolare, insieme a case più basse, appartenenti alle cooperative. Il degrado urlato e gridato che ti trovi quando entri allo Zen di Palermo non lo trovi quando vai a Librino. Di certo non si tratta di un posto particolarmente bello, ma non è molto diverso da tante parti nuove di città costruite senza particolare criterio.

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Le interviste con assistenti sociali dell’ussm e uepe aiutano a fare chiarezza a proposito. Mi raccontano che si tratta di alcune strade, viale Moncada e via Bummacaro, quelle in cui si concentrano le situazioni di grave disagio sociale. L’organizzazione urbanistica non aiuta a identificare i luoghi. I viali infatti cambiano nome a seconda del senso di marcia e un singolo numero indica un complesso di palazzi. Come nel caso di viale Moncada 16.

E’ proprio lì che Grazia mi propone di seguirla per una visita domiciliare. Dice che per capire certe situazioni devo vederle. Accetto senza farmelo ripetere due volte. Insieme ad un’assistente sociale del Comune e con l’autista, figura maschile che dovrebbe dare sicurezza, saliamo al settimo piano di viale Moncada 16. Come già preannunciato non ci sono citofoni, appositamente rimossi, o ascensori funzionanti. All’ingresso domina la monnezza e le mosche che escono da porte semiaperte che nascondono non si sa che cosa. Saliamo a piedi, quasi fossero gironi dell’inferno i cui numeri sono scritti a penna sui muri scrostati.

Arriviamo a casa di Christian, 14 anni, autista di una rapina avvenuta circa 2 mesi fa con altri 3 ragazzini di cui uno è morto e gli altri 2 in carcere. Ci apre la sorella più grande che lo chiama mentre sparecchia la tavola. Christian, nervoso e gridando verso la sorella, si siede alla tavola che la sorella si affretta a sparecchiare. Risponde a mala pena alle domande dell’assistente sociale. Per l’imbarazzo della situazione abbasso lo sguardo verso il tavolo dove ora è rimasto un oggetto che a prima vista era passato inosservato: una pistola.

L’assistente sociale la prende in mano a mo’ di sfida e facendola roteare con marcato accento catanese dice: “e questa che è? Un giocattolo?”. Continuano le domande a cui Ivan risponde a fatica. E’ il momento di lasciare loro maggiore privacy e io e l’autista scendiamo giù per tornare all’auto. Di fronte a noi un gruppetto di 4 ragazzi apparentemente intenti a gozzovigliare ma con un occhio buttato verso di noi. Dopo un po’ si affaccia Ivan dalla finestra in alto che ci avverte che le colleghe stanno scendendo. Fa poi un cenno al gruppetto dei quattro, un lasciapassare nei nostri confronti.

Tornando in auto verso il centro dei servizi territoriali mi rimane la sensazione che il palazzo, anzi l’insieme di palazzi all’interno del medesimo isolato sia una fortezza inespugnabile (non a caso l’ultima operazione antidroga è stata denominata “Fort Apache”). Controllata dal basso e dall’alto è impossibile accedervi senza che gli abitanti siano consenzienti. Volutamente trasandata al di fuori, in modo da rendere gli appartamenti difficilmente identificabili e raggiungibili dagli esterni. Uno stato di cose chiaramente funzionale all’autosegregazione necessaria per svolgere attività illecite etc. All’interno oltre a case malandate si trovano anche abitazioni super curate. Le assistenti sociali mi raccontano che spesso le case delle famiglie mafiose hanno tutti i tipi di comfort e arredamenti anche molto costosi. Ma la tendenza anche in questo caso è quella di nascondere il più possibile questo benessere a meno che il rapporto di confidenza con chi visita la famiglia non sia tale da potere permettere l’accesso all’intimità della casa. E’ così che alla prima visita le assistenti sociali visitano appartamenti di una stanza, che la volta dopo diventano due, e a seguire tre e quattro. Un sistema complesso di soglie (nella casa) e di limiti (rispetto al palazzo) tra cui è difficile muoversi se non grazie alla costruzione di una relazione di fiducia e di empatia profonda. E’ per questo che non tutti hanno lo stesso grado di accesso a questi spazi: le assistenti sociali dell’Ussm sono quelle che riescono a muoversi più facilmente, il loro arrivo viene annunciato con un fischio, quelle dell’Uepe o del comune sono percepite come più pericolose, il loro arrivo viene comunicato con due fischi. I limiti e le soglie che regolano la vita di questa parte di quartiere non sono solo fisici, ma anche simbolici. Un limite netto nella vita dei ragazzi ad esempio è quello dei 18 anni, dopo i quali si entra nella fase adulta della vita in cui è necessario contribuire al mantenimento della famiglia. Le assistenti sociali che prima di questa età hanno il consenso da parte della famiglia nel coinvolgere il ragazzo, assisterlo e seguirlo, superato questo momento perdono qualsiasi possibilità di controllo sulla condizione del ragazzo. Questo almeno per quanto riguarda i ragazzi “strutturati”, ovvero coloro che appartengono a famiglie di stampo mafioso e si muovono dunque all’interno di una cultura “parallela” rispetto a quella “ufficiale” propria delle persone comuni. Rispetto al sistema culturale delle famiglie mafiose le assistenti sociali dell’ussm mostrano un atteggiamento di rispetto. Per loro si tratta a pieno titolo di un sistema di norme alle quali le famiglie, come avviene in qualsiasi sistema di regole, cercano di aderire il più possibile. Questo riconoscimento è reciproco per cui anche le madri dei ragazzi presi in carico mostrano rispetto per un sistema altro dal loro che non giustificano ma comprendono. Il rapporto con le assistenti sociali è fatto così di un continuo gioco di negoziazione tra soglie di accesso e relazione tra due mondi culturali estremamente diversi. Tra questi sono costretti a muoversi anche i ragazzi in carico ai servizi. Il percorso di rieducazione prevede una progressiva presa di distanza dal modello culturale di appartenenza e il momento della fine del percorso educativo è cruciale da questo punto di vista. Ritornare a casa significa rientrare a far parte di quel mondo. Resistere a questo processo è quasi impossibile. In alcuni casi l’alternativa è il suicidio.

Diverso è il caso dei ragazzi “non strutturati”, cioè non appartenenti a famiglie mafiose ma caduti in attività illegali. In questo caso il lavoro svolto dalle assistenti sociali è leggermente diverso e per certi versi più facile: il periodo in carcere spesso aiuta questi ragazzi ad allontanarsi da brutte abitudini e ritornare alla vita normale.

Operazione Fort Apache a Librino: clicca qui